Melone

Orientalismo a sinistra

Leggo l’articolo del corsera sull’omicidio di Hina Saleem, la ragazza che nell’agosto del 2006 fu uccisa e sotterrata in giardino dal padre. I giudici hanno pubblicato le motivazioni della sentenza comminata all’uomo (30 anni): il gesto è motivato “non da ragioni o consuetudini religiose o culturali, bensì dalla rabbia per la sottrazione al proprio reiterato divieto paterno”. Seguo la notizia sul web e approdo su “Distanti Saluti“. Al secondo paragrafo del post ho la schiuma alla bocca. Perché sentire gente che si definisce ‘di sinistra’ argomentare come il leghista della porta accanto è semplicemente scoraggiante:

“Invece Hina è stata uccisa per motivi evidentemente religiosi. Che sia stata uccisa per motivi religiosi è evidente quanto è evidente che il velo sia un simbolo di sottomissione della donna. È evidente a chiunque abbia letto una sola pagina del Corano o della Sunna, gli Hadith.”

*Quanta saccenza, quanta retorica in tre frasi. Partiamo dalla seconda, quella che assume a priori l’equazione ‘velo=sottomissione’: “Che sia stata uccisa per motivi religiosi è evidente quanto è evidente che il velo sia un simbolo di sottomissione della donna.” Eh già, è evidente. Ma evidente a chi? Di recente si è parlato di hijablogging, cioé blogger musulmane che raccontano la scelta -libera e consapevole- di indossare il velo. Sono racconti positivi, non parlano di oppressione e coercizione. Secondo quest’ottica ‘illuminata’ come dovremmo interpretare fenomeni del genere? Cosa dovremmo pensare di queste donne? Ma è chiaro, un caso lampante di “falsa coscienza“. Queste povere ignoranti non possono capire, sono lobotomizzate, hanno subìto il lavaggio del cervello. Ancora una volta qualcuno parla al posto delle donne, alle quali in ogni caso non è consentito parlare di/per sé stesse. C’è sempre qualcun altro a dire loro cosa sia giusto o sbagliato. E se non lo fa un’autorità religiosa o politica, ci pensa un giovane blogger di sinistra. Perché qualcuno dovrà pur ‘salvarle’ queste poverette. E chissà chi? Ma “noi”, ovvio. “Noi” maschietti evoluti, laici e ‘illuminati’. Occidentali in una parola. Questa si chiama dominazione, non liberazione. Una versione dozzinale della retorica salvifica che ha caratterizzato il periodo coloniale. E non lo dico io, ma Lila Abu Lughod in questo articolo che potete scaricare e leggere in tranquillità. In alternativa basta leggersi la pagina di Wikipedia su Orientalismo, l’opera di un carneade qualsiasi. Per inciso, se solo non mi venisse da ridere parlerei anche della variante italiana di questo ‘Occidente’  così laico e femminista. Chissà se le donne italiane si sentono veramente così libere ed emancipate di questi tempi? Ma questa è un’altra questione.

Torniamo al nostro commentatore che, nella terza frase, indossa financo i panni dell’islamista: “È evidente a chiunque abbia letto una sola pagina del Corano o della Sunna, gli Hadith.” Qui l’unica cosa evidente è la sua ignoranza. Sono due i versetti del Corano  su cui questa ingiunzione sarebbe basata:

XXIV: 31 | “E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.”

XXXIII: 59 | “O Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli (jalābīb); questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che non vengano offese. Ma Dio è indulgente clemente!

Ora, vorrei far presente che i testi religiosi vengono interpretati e applicati da essere umani nel contesto storico in cui vivono. Ciò significa che esistono varie interpretazioni, frutto sia di epoche storiche che approcci differenti. E poiché l’Islam sunnita manca, quanto meno a livello formale, di un’istituzione posta a salvaguardia di una determinata ortodossìa -come il Vaticano, per intenderci- le interpretazioni sono numerose e spesso contrastanti, soprattutto su questo tema. C’è persino chi non deduce una chiara imposizione da questi versetti, e definisce il velo una pratica legata più a fattori culturali che religiosi. Ad esempio Gamal al Banna -un brillante intellettuale islamico contemporaneo, nonché fratello di Hasan al Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani- la pensa così sul velo:

The Qur’an states: ‘And tell the believing women to lower their gaze and be modest, and to display of their adornment only that which is apparent and to draw their veils over the bossoms [24:31].’ If the Qur’an wanted to oblige women to cover their hair, it would have stated it very clearly. Why would the Qur’an resort to expressions that have a variety of interpretations? The fact is that the Qur’an can be understood directly without resorting to interpretation if it couldn’t, we would have clergy to lead us […]

Ma Il punto non è questo. Il punto è che riteniamo logico giudicare i comportamenti di essere umani -che come noi vivono nel 2010- basandoci solo ed esclusivamente sulla conoscenza (presunta, percepita?) di testi religiosi  prodotti a partire dal settimo secolo d.C. Stiamo scherzando, vero? Qui l’unica cosa evidente è il ricorso disinvolto  -e assolutamente bipartisan- alla retorica propria dell’essenzialismo culturale, quella secondo cui l’Islam è un fenomeno inerentemente astorico, repressivo e violento.

Il padre di Hina è un maschilista autoritario, possessivo e violento. E va punito in quanto tale. Tutto qui. Se fosse stato cattolico si sarebbe parlato semplicemente di “violenza domestica”. Invece quando si parla di Islam si va a finire sempre e solo lì: all’oasi, al cammello, al deserto, alla religione di 14 secoli fa. All’origine che è insieme passato, presente e futuro, l‘essenza di cui sono fatti i musulmani, tutti i musulmani. Basta, sul serio.

*[Questa è una versione ragionata del commento postato stamattina su ‘Distanti Saluti‘. Non è stato ancora pubblicato.]

Update: sulla stessa onda tutto in 30 secondi, che parla di paternalismo italoscristiano dei mainstream media.

Update II: Il commento non è stato pubblicato. Che sia finito nello spam per via dei link? Ho appena fatto  (22 gennaio) un altro tentativo sul suo blog: in tre parti, e senza link. Credo sia in attesa di moderazione … Mi sa che anche questo tentativo è fallito. Sono in tutto 4 i commenti (senza link) non pubblicati oggi…

Update III: Ai 4 commenti non pubblicati va aggiunta una mail a cui il nostro baldo giovine democratico non ha ancora risposto. Eppure è stato lui stesso ad invitarmi a farlo. Che anche la mail sia finita nello spam?

4 commenti su “Orientalismo a sinistra

  1. Lorenzo Declich
    20/02/2010

    E’ durissima Melone. Ottimo post ;-)

    • Melone
      20/02/2010

      Grazie mille Lorenzo, e benvenuto.

      Come si dice … Dajje!

  2. Pingback: Donne musulmane “evidentemente” sottomesse* « Melone

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Questa voce è stata pubblicata il 20/02/2010 da in Commenti, Fuffa Connection con tag , , , , , .

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