Melone

Embolo serale

Dimenticavo di dire che ieri, tanto per cambiare, m’è partito l’embolo sul blog di Costa. A causarlo questa frase di Thomas Friedman: “If we are going to fight with Israel — or better yet, work with it — let’s do so over a big U.S. strategy that we think can shape a more stable Middle East“. Di seguito riporto solo il primo commento, i link per quelli successivi si trovano a fondo pagina. Il commento è lungo, “a grandi linee” e senza link: perdonatemi, ma quando perdo la brocca è così.

“Quando si parla di Medio Oriente su questo blog non sono mai d’accordo. Mai. Perché ogni volta che se ne parla si usa solo un certo tipo di fonti, quasi sempre USA: giornalisti americani, politici americani, intellettuali americani, “esperti” americani. Ma secondo te è normale parlare di Medio Oriente citando solo fonti americane? Che cos’è il Medio Oriente? Un affare esclusivo del dipartimento di stato americano? Che diritto ha l’America di “shape a more stable Middle East”? Se, per assurdo, queste parole venissero usate in riferimento all’Europa come le avremmo interpretate?
Il Medio Oriente è composto da svariati paesi e milioni di persone: ci sono scholars, intellettuali e politici, molti dei quali -ti sorprenderà- sono persino capaci di scrivere correttamente in inglese. Solo che non sono mica capaci di risolvere i propri problemi anzi, non sono nemmeno in grado di parlarne. C’è sempre qualcun altro che sa farlo meglio. America knows best. La stabilità nella regione? Ci pensano loro. Mica sono loro la prima causa di destablizzazione?! Sono decenni che vanno in giro per il mondo a sconquassare nazioni intere dividendole su basi etnoreligiose (Medio Oriente) o politiche (Sud America). Sono loro che intrattengono ottimi (nonché proficui) rapporti con regimi autoritari come Egitto e Arabia Saudita. E l’Iraq di Saddam Hussein, almeno fino a quando faceva comodo. Sono sempre loro che hanno finanziato le scuole deobandi in Pakistan -quando nella zona c’era da combattere la Russia- da cui sono usciti i talebani. Sono sempre loro che hanno addestrato gente come Bin Laden per le stesse ragioni.
E invece qui la storia è sempre un’altra. Cosa succede in Iraq? Secondo Newsweek “Missione compiuta”: poco importa se hanno invaso un paese con pretesti falsi e ridicoli, violando il diritto internazionale, uccidendo migliaia di persone e allestendo una competizione elettorale altrettanto ridicola (Karzai docet). Afghanistan? Stanno vincendo: riportando i tanto vituperati talebani in parlamento a suon di mazzette, ma tant’è … la guerra è un lavoro sporco e i maschietti bianchi e occidentali sono pronti a sacrificarsi per il bene del mondo. Israele e Palestina? Adesso non solo la Palestina, ma anche Israele deve conformarsi ai diktat USA. Zitti e muti tutti. Significativo, in questo senso, il seguente passaggio di Friedman: “[…] fight with Israel — or better yet, work with it […]“. O con noi o contro di noi insomma, tanto per cambiare. Della Palestina, di Israele e della stabilità in Medio Oriente all’America non interessa una beneamata, a meno che questo non confligga in qualche modo con i suoi interessi politici ed economici nella regione. Altro che liberazione ed esportazione della democrazia, all’America interessa che tutto rimanga esattamente così com’è. E se ci deve essere qualche cambiamento, sono loro a decidere quale, come, dove e quando.
Per cortesia, ti consiglio vivamente di ampliare il tuo orizzonte sul Medio Oriente, ché di ’ste rassegne neocon non se ne può davvero più. Altrove Dasnake ti ha consigliato alcuni posts di Juan Cole: mi sembra un ottimo punto di partenza. Aggiungici anche Angry Arab, Marc Lynch, Daniel Drezner, Daniel Varisco, The National e Imperium di Marwan Bishara. E se sei appassionato di Medio Oriente, Islam e politica, ti prego, leggi almeno la voce di Wikipedia su Orientalismo e Edward Said. Perché ci sei dentro fino al collo, ma puoi sempre cambiare prospettiva …”

Qui trovate replica e contro-replica.

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Questa voce è stata pubblicata il 18/03/2010 da in Commenti, Fuffa Connection con tag , , , , , .

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