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MB: le relazioni pericolose (parte 2)

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Ma veniamo a Hasan al-Banna, a cui viene attribuito un legame quasi intimo col nazismo. Stando a quanto sono riuscito a ricostruire da questo sito di dubbia attendibilità, la storia comincia con le rivelazioni di John Loftus. Loftus è un “ex-investigatore di crimini di guerra” che sostiene di aver letto dei documenti segreti del dipartimento di stato americano sulle connessioni tra Hasan al-Banna e il nazismo:

“Mr. al-Banna era un devoto ammiratore di un giovane scrittore austriaco di nome Adolf Hitler. Le sue lettere a Hitler erano talmente appassionate quando quest’ultimo salì al potere negli anni ’30 che [Hitler] mandò la sua intelligence a prendere contatti con al-Banna per […] lavorare insieme,” […] Hitler incaricò al banna di creare un network di spionaggio per la Germania nazista in tutta l’Arabia. Al-Banna promise a Hitler che quando la divisione dei carri armati del Gen. Rommel sarebbe arrivata al Cairo e Alessandria, i Fratelli Musulmani si sarebbero assicurati che tutte le truppe britanniche venissero sterminate. “Questi uomini erano agenti del nazismo, erano spie, e adottavano le politiche del Terzo Reich nei confronti degli Ebrei.”

Un rapporto intimo e segreto dunque. Talmente segreto da sfuggire persino all’intelligence britannica, che  controllava al-Banna e l’intero paese dal 1882? Forse. Perché questo racconto è leggermente diverso da quello di Ziad Munson, professore associato di sociologia all’Università di Lehigh. Munson ricostruisce l’attivismo dei Fratelli Musulmani dal ’32 al ’54, basandosi su documenti desecretati dal Dipartimento di Stato americano. Ed evidentemente sbaglia archivio, perché nell’articolo non c’è alcun riferimento al nazismo. Anzi, Munson descrive i Fratelli Musulmani come un’organizzazione dalle dimensioni estremamente modeste (.pdf):

I Fratelli Musulmani ebbero pochi alleati fuori dall’Egitto[.] Il nazionalismo arabo […] era la forza ideologico-politica dominante dovunque in Medio Oriente, quindi l’organizzazione centralmente religiosa ed esplicitamente musulmana trovò poco aiuto nei suoi vicini arabi. I dispacci del Dipartimento di Stato americano mostrano che i regimi conservatori del Golfo Arabo crearono le prime connessioni con il gruppo solo dopo il 1954. La dimensione dei Fratelli Musulmani non era nemmeno internazionale. Sebbene l’opposizione al sionismo fosse una priorità ideologica, la maggior parte degli sforzi organizzativi e mobilitanti erano volti alla risoluzione di problemi delle singole città dell’Egitto, ben più pratici e locali (p.496).

L’isolamento dei Fratelli Musulmani è dovuto, secondo Munson, agli sforzi repressivi dell’amministrazione coloniale inglese. Secondo il sociologo, infatti, i rapporti tra servizi britannici e Hasan al-Banna furono sempre problematici (p.495):

Quando l’organizzazione divenne politicizzata alla fine degli anni ’30, la maggior parte delle invettive contenute in scritti e discorsi dei suoi leader era rivolta agli inglesi […] in ultima analisi furono proprio questi ultimi i primi a tentare di sopprimere l’organizzazione.

Secret Affairs, invece, sembra arrivare ad una conclusione diversa. Secondo Curtis a partire dai primi anni ’40 gli inglesi seguivano con apprensione i movimenti anti-coloniali e presero contatti con gli Ikhwan, uno dei gruppi più attivi nelle proteste contro la presenza coloniale. Alcuni ufficiali britannici cercarono di cooptare al-Banna offrendogli supporto finanziario. L’accordo permetteva ai Fratelli Musulmani di avere un proprio giornale e portare avanti le loro attività in campo sociale; dal canto loro gli inglesi avrebbero ricavato, tramite informatori e infiltrati, informazioni dal territorio e la capacità di manipolare il dissenso interno. Curtis tuttavia non ha prove sufficienti e riesce solo ad ipotizzare l’accettazione dell’accordo da parte di al-Banna:

In una mossa calcolata, alcuni ufficiali britannici offrirono supporto finanziario ai Fratelli Musulmani. Ci sono varie teorie sull’accettazione o il rifiuto di Hassan al-Bana [sic] ma vista la relativa calma di quel periodo, ci sentiamo di credere che abbia accettato la proposta.

In breve, Munson parla di repressione mentre Curtis di cooptazione e infiltrazione. Bisogna tenere presente che l’articolo di Munson risale al 2001, mentre il libro di Curtis è del 2010: quest’ultimo potrebbe aver avuto accesso a qualche documento in più. E la contraddizione potrebbe essere solo apparente, in quanto repressione e cooptazione possono coesistere all’interno di un’unica strategia.

Continua ?

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3 commenti su “MB: le relazioni pericolose (parte 2)

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Questa voce è stata pubblicata il 25/09/2010 da in Commenti con tag , , , , .

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