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MB: le relazioni pericolose (parte 3)

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È probabile che le frange radicali dei Fratelli Musulmani fossero state infiltrate perché, contrariamente a quanto sostiene Curtis, gli anni ’40 in realtà furono tutto fuorché “relativamente calmi”. Secondo Mitchell, autore di quello che è ancora oggi uno dei testi più affidabili sulla storia dei Fratelli Musulmani, quel decennio fu piuttosto movimentato (1969: 59):

[a] posteriori, questi anni possono essere visti come l’inizio di una fase di rottura definitiva della vita parlamentare e dello stato di diritto in Egitto, che culminò nella rivoluzione del 1952.

Altro che “calmi”. Soprattutto la seconda metà degli anni ’40 vede gli Ikhwan impegnati su fronti politici caldissimi. Nel ’48 entrano in rotta di collisione con l’allora Primo Ministro, Mahmud F. Nuqrashi, su quella che sarebbe diventata la questione palestinese. Nello stesso  anno fondano il Nizam al-Khass, un apparato segreto protagonista di una stagione di violenza che si concluse con la morte del Primo Ministro al-Nuqrashi (1948) e Hasan al-Banna (1949).

È bene sottolineare che le attività del Nizam al-Khass, l’apparato segreto dei Fratelli Musulmani, non godevano del pieno consenso del movimento. Hasan Al-Banna condannò pubblicamente tutti gli omicidi perpetrati dal gruppo. Nei processi gli avvocati difensori definirono l’apparato un’organizzazione terroristica, pertanto aliena al movimento (Mitchell 1969). E dopo la morte di al-Banna, sotto la guida di Hasan Isma’il al-Hudaybi (1949 ca-1972), la corrente moderata dei Fratelli Musulmani formulerà un’ideologia riformista ufficializzata con la diffusione di Du’at la Qudat (Preachers not Judges) nel 1969. Questo documento, che molti attribuiscono ad al-Hudaybi o al suo entourage, è fondamentale per due motivi: definisce quella che è tutt’oggi la linea dei Fratelli Musulmani e rappresenta la refutazione formale, seppur indiretta, dell’islamismo radicale di Sayyid Qutb e del ricorso alla violenza come strumento di lotta politica (Zollner 2009).

Gli inglesi, invece, erano molto interessati alle gesta del Nizam al-Khass. Questo perché dopo la Rivoluzione degli Ufficiali Liberi nel 1952 l’intelligence britannica condivideva una priorità dell’islamismo radicale: uccidere Nasser. L’attentato del 1954 è da molti indicato come il frutto di questa convergenza d’interessi. In diverse interviste Curtis sostiene che gli inglesi aiutarono a progettare l’uccisione di Nasser (qui e qui). La recensione di un libro di Robert Dreyfuss, un altro giornalista investigativo, contiene una ricostruzione più dettagliata della vicenda:

Nonostante l’ambivalenza di Washington su Nasser, il Primo Ministro inglese Anthony Eden era certo del fatto che il Presidente egiziano costituisse una minacciae che andasse eliminato. A partire dal 1954, George Young, un alto ufficiale del MI6 basato al Cairo, fu incaricato da Eden in persona di assassinare Nasser. Young, stando a quanto si legge nei documenti del MI6, si rivolse al ‘Apparato Segreto’ dei Fratelli Musulmani per fare il lavoro. Alla metà dello stesso anno, una guerra su larga scala era scoppiata tra i Fratelli e Nasser.

L’attentato fornì a Nasser il pretesto per iniziare una massiccia campagna repressiva nei confronti degli Ikhwan. Un ventennio di torture e interrogatori che finirà nella prima metà degli anni ’70, quando all’islamismo riformista dei Fratelli Musulmani si affiancherà quello radicale elaborato da Qutb (1906-1966) e praticato da Gama’ah e Jihad.

Fine

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