Melone

Salafi e Ikhwan

Sandmonkey fissa 10 punti sulla situazione in Egitto. Ragionamenti a grandi linee, ce n’è per tutti: da Mubarak alla sua cricca, dai candidati presidenziali allo scenario internazionale. Da leggere tutto. Mi soffermo sulle sue osservazioni sui movimenti islamisti del paese:

Salafiti e FM sono attori locali, ma hanno fondi e connessioni internazionali. Il Qatar sostiene e finanzia i Fratelli Musulmani, mentre i sauditi dirigono e finanziano i salafiti. Mentre il Qatar è interessato a dialogare con un Egitto democratico, i sauditi sono molto più interessati a ricattare il paese per preservare l’alleanza sunnita-sionista in chiave anti-iraniana. Naturalmente l’Egitto, in questo momento, è decisamente poco interessato, per questo i sauditi fanno pressione incitando i salafiti al caos e alla violenza. Da notare come siano sempre le cosiddette minoranze del pease gli obiettivi, attacchi a cristiani e donne, incendio delle chiese. Si tratta proprio del grattacapo di cui il paese non ha bisogno in questo moemento, i sauditi lo sanno e tutto questo si fermerà immediatamente non appena avranno la certezza che l’asse è conservato, se la stanno facendo sotto per l’Iran.

Una breve considerazione sulla questione delle alleanze. Messa in questi termini, Arabia Saudita o Qatar, mi pare che la sostanza non cambi molto per l’Egitto. In entrambi i casi il pacchetto prevederebbe tanto l’alleanza “sunnita-sionista” in chiave anti-Iran quanto lo spirito di Camp David (Egitto, USA e Israele).

Quella dei soldi dei Fratelli Musulmana è tuttora una questione poco chiara: si sa che ce ne sono abbastanza e che arrivano da più parti del mondo. Uno di questi canali ha sicuramente origine in Arabia Saudita, dove molti membri trovarono rifugio dalla grande repressione di Nasser negli anni ’50 e sostegno  da parte degli ambienti wahhabiti [ar]. Ma i rapporti tra i due non sono privi di tensioni: nel regno c’è persino chi ha ritirato dalle scuole i libri di Hasan al-Banna. È altrettanto vero, come rilevava poco tempo fa Angry Arab (qui e qui), che c’è una sicura sintonìa tra al-Jazeera e gli Ikhwan. Ovviamente via Sheykh al-Qaradawi, il prodotto Ikhwan per antonomasia.

Inoltre, la frattura tra Ikhwan e salafiti si articola anche su un piano ideologico, dove però gli schieramenti non sempre sono ben definiti. Non bisogna dimenticare che, per gli Ikhwan, il trend salafita non rappresenta solo un potenziale competitor politico ma anche una componente ideologica interna, che peraltro avrebbe ancora un discreto margine di manovra.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/03/2011 da in Commenti con tag , , , , .

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